Associazione Paguro
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ASSOCIAZIONE PAGURO e RELITTO PAGURO - ZONA DI TUTELA BIOLOGICA

Un gruppo di amici, animati dall’amore per il mare, agli inizi del 1994 avviano una serie di consultazioni ed incontri “istituzionali” con il Comune di Ravenna, la Provincia di Ravenna, la Regione Emilia-Romagna, la Capitaneria di Porto di Ravenna e con la Facoltà di Scienze Ambientali di Ravenna della Università degli Studi di Bologna, onde verificare la possibilità di creare una “riserva” o “area di tutela” sul tratto di mare interessato dal relitto della piattaforma Paguro. Obiettivo primario è la conservazione, tutela e valorizzazione dell’area del relitto ove sia vietata qualsiasi attività di pesca sportiva e professionale e siano autorizzatele sole immersioni sportive e didattiche nonché, ovviamente, quelle dedicate alla ricerca scientifica.

Il consenso dei vari Enti è totale con un diretto contributo di studio e proposte progettuali di realizzazione, che si traduce nella emanazione, da parte del Ministero delle Politiche Agricole, del Decreto di istituzione della “zona di tutela biologica” in data 21 luglio 1995, peraltro ulteriormente definita nel successivo Decreto del 05 novembre 1996, per una estensione di mt. 1000 per 700.

Nella primavera del 1996, con atto notarile, viene costituita la “Associazione Paguro” quale strumento per la gestione della “zona di tutela biologica”, ne sono promotori la locale Cooperativa di pescatori “Nuovo Conisub” ed il “G.S. Sub Delphinus”. Nel corso di questi anni si associano ben 23 circoli subacquei dell’Emilia-Romagna, n. 68 privati, n. 3 Società, una Cooperativa di Biologi.

Dal gennaio 1997 la Capitaneria di Porto di Ravenna, con specifica ordinanza, autorizza l’Associazione Paguro ad “...organizzare e gestire le visite subacquee nell’area, definendo altresì specifico Regolamento di gestione ed accesso...”

Le immersioni effettuate nel corso del 1997 sono state 4.250, nel 1998 sono state 3.400 (avversità meteomarine), nel 1999 sono state 4.680, nel 2000 sono state 3840, nel 2001 4.115 e 3654 nel 2002 (anche nel 2002 ci sono state avversità meteomarine).
Nella primavera del 1997 l’Associazione, a seguito di trattativa con ENI-Agip, decide di presentare alla Capitaneria di Porto di Ravenna un progetto per il riutilizzo di piattaforme off-shore dismesse al fine di incrementare il “reef artificiale” costituito dal relitto del Paguro, all’interno della “zona di tutela biologica”. E’ la prima volta che in Italia viene formalizzata tale istruttoria e molteplici sono i problemi che devono essere affrontati in assenza di riferimenti legislativi, normativi e formali in materia.

L’impegno, notevole, si traduce in:

  • decine di incontri Istituzionali (Comune, Provincia, Regione, Ministero Ambiente, Ministero Politiche Agricole, Ministero Trasporti e Navigazione, Capitaneria, Dogana, etc.);
  • varie elaborazioni del progetto tecnico iniziale per aggiornarlo alle sopraggiunte prescrizioni dei vari Enti;
  • perizie, ricerche, studi (in particolare elaborati dal Battello Oceanografico della Regione Emilia-Romagna “Daphne”, la tesi di Laurea del Dott. Massimo Ponti, note dell’I.C.R.A.M., etc.);
  • produzione di centinaia di foto del relitto e di un video subacqueo, etc.

Finalmente l’11 luglio 1999 l’Associazione Paguro ottiene la “Concessione Demaniale per realizzare il progetto di installazione della parte sommersa delle strutture off-shore dismesse dall’ENI-Agip” e procede alla collocazione delle strutture, ad un centinaio di metri dal relitto Paguro, come da progetto approvato.

Il 30 ottobre 1999 l’Associazione ha promosso a Ravenna un “Convegno Nazionale” dal tema “Progetto Paguro: possibile riutilizzo delle piattaforme off-shore in azioni di tutela delle risorse e nuove opportunità di reddito nei settori dell’economia ittica”, al quale hanno partecipato: Vidmer Mercatali (Sindaco di Ravenna), Gabriele Albonetti (Presidente Prov. Ravenna), Attilio Rinaldi (Direttore I.C.R.A.M.), Roberto D’Amico (Direttore Distretto ENI), Stefano Cataudella (Università Tor Vergata), Gianfranco Mascazzini (Ministero Ambiente), Luigi Rambelli (Legambiente E.Romagna), Ettore Jani (Presidente Lega Pesca), Guido Tampieri (Assessore Regione E.Romagna), On. Giordano Angelini.

Nell’ambito del Convegno è stata inaugurata una mostra “storica” sul relitto del Paguro presso il Museo Nazionale delle Attività Subacquee di Marina di Ravenna. Il materiale, i pannelli, le foto etc. saranno messe a disposizione delle scuole, circoli subacquei per procedere alla divulgazione e conoscenza della vita subacquea e dell’immenso patrimonio di vita che si è insediato.

Nel mese di maggio del 2000 viene posizionata l’ultima struttura nella “zona di tutela biologica” ed il raddoppio del reef artificiale del Paguro diventa realtà.

L’intera operazione della durata di oltre due anni, svolta a titolo volontario e gratuito da alcuni soci ha comportato un costo, per l’Associazione, di oltre 45.000.000 solo per la parte burocratica (bolli, elaborazione e stampa progetti e relazioni, fotocopie, foto, filmati, viaggi, etc.).

Fondamentali per la riuscita dell’operazione sono state le disponibilità:

  • dell’ENI-Agip che ha concesso a titolo gratuito le strutture;
  • della Soc. PROTAN per il lavoro di installazione;
  • della SAIPEM per la fornitura delle boe perimetrali dell’area.

Ma sicuramente il successo dell’operazione è dovuto al supporto di alcune persone che hanno creduto nell’iniziativa e che si sono prodigate per la riuscita: l’On. Giordano Angelini, Guido Tampieri (Assessore Regione Emilia-Romagna ), Vidmer Mercatali (Sindaco di Ravenna), Attilio Rinaldi (Direttore I.C.R.A.M.), i Comandanti della Capitaneria di Porto di Ravenna ed i Direttori del Distretto ENI-Agip di Ravenna che si sono succeduti negli anni.

L’area attualmente occupata dal relitto del Paguro e dalle piattaforme posizionate nel corso dl 1999/2000 è di circa 15.000 mq. I due siti, limitrofi, hanno caratteristiche diverse e possono offrire alla ricerca scientifica ed ai subacquei notevoli potenzialità ed interessi, soprattutto in relazione alla loro particolare ubicazione (Alto Adriatico) ed alla incredibile vita che ha colonizzato le strutture, offrendo spettacoli di impareggiabile bellezza e fascino, difficilmente riscontrabili anche nelle aree più rinomate del nostro Paese.

L’augurio nostro è che i ricercatori supportino e confermino, su base scientifica, le opportunità e le potenzialità offerte da questo tipo di intervento sull’ambiente, per il ripopolamento attivo del mare, al fine di poter cogliere tutte le opportunità possibili e recuperare quel “gap” che purtroppo abbiamo, nei confronti dell’ambiente e del territorio che ci circonda. Non a caso l’intervento proposto è stato pienamente condiviso anche da Legambiente cosi attenta alle problematiche ambientali.

L’immersione sportiva nell’area ha un fascino unico non solo per l’effetto scenografico che le strutture offrono, ma anche per la presenza e vicinanza di migliaia di pesci che finalmente possono convivere con la presenza dell’uomo in quanto discreta e non invasiva. Obiettivo primario dell’Associazione è stato nel corso di questi anni soprattutto la difesa e la tutela dell’area, la codifica di severe norme di sicurezza per le immersioni ed anche la organizzazione di specifici corsi per “Accompagnatori Subacquei del Paguro” a cui hanno aderito 63 soci e che ha lo scopo di “accompagnare” (a titolo gratuito), i subacquei “esterni” alla visita del relitto.

Attualmente l’impegno dell’Associazione è finalizzato alla protezione, gestione, conservazione dell’area di tutela biologica, nonché alla divulgazione e conoscenza del grande patrimonio di vita che si è insediato sulle strutture, augurandoci che in altre realtà del nostro paese sia possibile promuovere iniziative similari, nell’interesse dell’ambiente marino, dei subacquei, dei ricercatori.

Giovanni Fucci